venerdì 1 settembre 2006

Gli embrioni sono già persone?

La questione degli embrioni orfani e del loro destino torna alla ribalta. In un articolo di ieri su “Il Corriere della Sera”, Lucetta Scaraffia indaga due differenti posizioni del fronte cattolico al riguardo. Salta agli occhi la confusione tra “essere umano” e “persona”, troppo spesso presente nei dibattiti bioetici. Termine descrittivo, il primo, che chiarisce l’appartenenza di un individuo a una determinata specie; termine morale, il secondo, che attribuisce ad un individuo alcuni diritti in base a determinate proprietà.
Riportando il parere dell’ex presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica Francesco D’Agostino sull’adottabilità degli embrioni, Scaraffia ne mutua le imprecisioni: l’adozione per la nascita “non solo salverebbe delle vite umane, ma sottolineerebbe, dal punto di vista giuridico e simbolico, lo statuto di vita umana degli embrioni, rendendo più difficile, se non impossibile, il loro utilizzo a fini di ricerca”, e ribadendone il diritto a nascere.
“Confermare l’identità di esseri umani” agli embrioni è superfluo: nessuno nega loro l’appartenenza alla nostra specie. La questione è un’altra: quegli embrioni sono già anche persone?
Il secondo parere analizzato è quello di Adriano Pessina, secondo il quale l’adozione degli embrioni ‘abbandonati’ sarebbe una soluzione insoddisfacente e immorale, perché spezzerebbe il processo di maternità separando concepimento e gestazione. Meglio “staccare la spina” (ovvero, provocare la morte degli embrioni). Conseguenza ben strana per chi, come Pessina, accoglie la difesa ad oltranza della vita a partire dal concepimento. La frantumazione del processo di maternità finirebbe per legittimare un vero e proprio omicidio.

(E Polis, 1 settembre 2006)