domenica 20 agosto 2006

L’inizio della vita, il confine della coscienza

Le cellule staminali scuotono le coscienze in tutto il mondo. Lo scontro è incentrato sulla liceità di condurre sperimentazioni che implicano la distruzione di embrioni umani. Quanti considerano l’embrione a partire dal concepimento, ovvero dall’unione del gamete maschile e di quello femminile, come una persona e pertanto detentore di diritti fondamentali e inviolabili, considerano immorale la ricerca sulle cellule staminali embrionali, e appoggiano il divieto legale a questo tipo di ricerca. Quanti, al contrario, sostengono che la proprietà “persona” si acquisisca soltanto in una fase successiva dello sviluppo embrionale, caldeggiano e desiderano incentivare una ricerca che offre una speranza di terapia per patologie ad oggi incurabili. E sono contrari ai divieti legali e agli ostacoli di natura diversa, quali le restrizioni ai finanziamenti pubblici. Questi sono gli ingredienti che si ritrovano anche nella recente discussione in Australia, scatenata dalla dichiarazione del Primo Ministro John Howard, dopo molti giorni di indugio, in risposta alle pressioni del Parlamento australiano per permettere la cosiddetta clonazione terapeutica. “Lascerò il voto sul divieto di clonazione terapeutica alla coscienza”, ha detto pochi giorni fa.
In Australia dal 2002 esiste soltanto la possibilità di utilizzare per la ricerca sulle staminali gli embrioni creati per la fecondazione in vitro e non utilizzati, ma non quella di crearli appositamente, inserendo il nucleo di una cellula somatica di un adulto in una cellula uovo (operazione che aprirebbe una speranza nella rigenerazione di tessuti ed organi senza il problema del rigetto caratteristico dei trapianti).
Il ministro Howard ha manifestato anche un interesse a conoscere il parere dei cittadini riguardo alla possibile rimozione del divieto vigente. Gli australiani propenderanno per la difesa ad oltranza degli embrioni oppure per l’incentivazione di ricerche che potrebbero salvare molte vite umane?
La senatrice democratica Natasha Stott Despota sta lavorando ad una proposta di legge per ampliare in nome dell’interesse terapeutico gli angusti limiti imposti alla ricerca, che verosimilmente sarà pronta entro un paio di mesi.
Tra gli strenui oppositori c’è il senatore Ron Boswell, che sostiene l’inutilità della ricerca sulle embrionali invocando i risultati ottenuti dalla ricerca sulle staminali adulte. E non mancano gli urlatori, come il liberale Alby Schultz che parla già di “Frankenstein science”.
Il Parlamento australiano se la vedrà, dunque, con un tema scottante nelle prossime settimane. Dovrà risolvere un dilemma di interesse pubblico. Nell’attesa è augurabile che si svolga un dibattito informato e corretto, strumento migliore per una decisione giusta e razionale.

(E Polis, 20 agosto 2006)