giovedì 6 luglio 2006

È possibile difendersi dalla folle gelosia?

Un ragazzo e una ragazza come tanti altri, Fabio D’Errico e Stella Palermo. Si incontrano, si innamorano e vanno a vivere insieme.
Ogni tanto litigano, come tanti altri; lui magari è un po’ geloso, lei ama stare al telefono con gli amici. Capita a tutti di bisticciare; di discutere e di fare pace. Lei è impiegata in uno studio di consulenza vicino a Savona, abbastanza conosciuto in zona; lui è contitolare di una piccola azienda che ripara computer. Vivono insieme per cinque anni. Poi Stella e Fabio si lasciano; forse per un po’, forse per sempre. Capita a tanti di separarsi; alcuni poi tornano insieme.
Ma l’esistenza apparentemente “normale” di Stella e Fabio viene lacerata all’improvviso qualche notte fa: Fabio aggredisce Stella alla gola con un taglierino. La ragazza muore dissanguata in pochi minuti; lui scappa e vaga per qualche ora prima di essere arrestato nei pressi della casa paterna, a Torino. L’accusa è di omicidio pluriaggravato.
Che cosa è successo tra i primi innocui litigi e l’uccisione di Stella? Che cosa ha trasformato una separazione, probabilmente voluta soltanto dalla donna e vissuta da Fabio come una intollerabile offesa, in un ennesimo dramma della gelosia?
È difficile non domandarsi se questa morte potesse essere evitata, se lungo il percorso che ha deformato l’amore originario in brutale violenza fossero disseminati indizi sufficientemente visibili.
Sembra che Fabio fosse diventato sempre più geloso; un po’ troppo geloso, al punto da avere già aggredito più volte Stella. E sembra anche che parenti e amici lo avessero diffidato dall’avvicinarsi alla giovane donna. Un indizio trascurato? Oppure sottovalutato?
L’altra notte Fabio ha raggiunto Stella nella casa della madre di lei. Hanno parlato, hanno litigato; forse lui l’ha implorata di tornare insieme, forse lei l’ha rifiutato bruscamente. E poi Fabio l’ha colpita. E Stella è morta. Una morte imprevedibile? Oppure un destino ineluttabile?
La morte sgomenta, sempre. Ma a sgomentare ancor di più è il dubbio che una morte annunciata non sia stata impedita, che una donna sia morta per cecità, per “distrazione”. Era possibile difendere Stella? Era possibile difenderla dalla rabbia distruttiva di quello che per anni era stato il suo uomo?
Queste domande sono ancora più inquietanti se si considera il numero impressionante di aggressioni, spesso mortali, dovute alla gelosia, alle separazioni minacciate o consumate, ai sentimenti maschili di possesso calpestati perché rivolti verso donne che se ne vanno o che si ribellano. E che spesso si ritrovano indifese e sbalordite nei confronti di una esplosione di rabbia devastante. Non condanniamo queste morti all’idea di un fato immodificabile.

(E Polis, 6 luglio 2006)