venerdì 28 luglio 2006

La manovrina e i tagli agli Atenei

L’introduzione al Documento per la Programmazione Economica e Finanziaria per il 2007-2011 ne illustra le finalità e gli obiettivi.
Nel paragrafo “un Dpef di legislatura per ‘sbloccare’ l’Italia” si legge: “Il principale obiettivo […] è di sbloccare un vero e proprio intreccio perverso nel quale si è venuta a trovare l’economia italiana dopo avere accumulato, a partire dalla metà degli anni ’90, un ritardo di crescita che ha accentuato sia l’instabilità macroeconomica sia il disagio sociale”.
Finalità e obiettivi encomiabili. Ma le modalità scelte sono discutibili: la restrizione del 10% ai fondi destinati agli Atenei e alla ricerca attuata dalla cosiddetta “manovrina”, passata alla Camera con il maxiemendamento al decreto-legge Bersani, rischia di tagliare senza razionalizzare le risorse.
Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca, ha addirittura minacciato le dimissioni e ha definito senza mezzi termini i tagli previsti sulla ricerca un tragico errore. La politica di definanziamento ha già imposto alla ricerca e alla formazione superiore ristrettezze inaccettabili. Sono dello stesso parere i rettori delle Università e i direttori degli Enti pubblici di ricerca. La decisione di escludere dal provvedimento restrittivo scuole, Istituto superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico, Enti parco e molte altre realtà è poi quantomeno bizzarra.
E il ritardo di crescita cui si fa cenno nell’Introduzione rischia di essere irrimediabilmente aumentato dai tagli sulla ricerca: la ricerca e la formazione superiore sono uno dei motori essenziali per lo sviluppo di un Paese. Non è pensabile ‘sbloccare’ l’Italia bloccando la ricerca e la formazione.

(E Polis, 28 luglio 2006)