venerdì 16 giugno 2006

La ricerca sulle staminali ora è possibile

Ieri il Parlamento Europeo ha detto sì alla ricerca sulle cellule staminali embrionali umane, respingendo gli emendamenti che miravano a negare o limitare l’uso dei fondi comunitari a tal fine. È un buon risultato. Non solo è stato ricusato l’emendamento che voleva impedire di finanziare ricerche con cellule staminali embrionali, ma anche quello che proponeva di utilizzare solo quelle prodotte entro il 31 dicembre 2003. Accettando il limite temporale i ricercatori europei sarebbero stati costretti ad utilizzare linee cellulari di qualità inferiore rispetto a quelle prodotte oggi.
Via libera dunque alla possibilità di finanziare ricerche su linee cellulari già esistenti e, per gli Stati in cui non vige un divieto, anche ricerche che prevedono la derivazione di nuove linee dagli embrioni sovrannumerari, prodotti dalla fecondazione artificiale e inutilizzati. In Italia la legge 40 permetterà soltanto di richiedere fondi comunitari per ricerche su linee cellulari importate dall’estero.
Non mancano le polemiche dal fronte cattolico, incentrate sui limiti etici da imporre alla ricerca sulle embrionali e sulla necessità di favorire la ricerca sulle staminali adulte. Polemiche in realtà poco fondate. L’accesso ai fondi è subordinato a una rigorosa valutazione etica e scientifica; e la ricerca sulle staminali embrionali non si pone in contrasto con quella sulle adulte. Per tranquillizzare gli animi pavidi, è bene sapere che è vietato qualunque finanziamento europeo a ricerche volte alla clonazione a scopi riproduttivi e a determinare modifiche ereditabili al patrimonio genetico, nonché a creare embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca.

(E Polis, 16 giugno 2006)