venerdì 30 giugno 2006

Chi abortisce merita la scomunica

Il cardinale Alfonso Lopez Trujillo ha concesso una lunga intervista a “Famiglia Cristiana” su temi caldi quali l’aborto, i nuovi assetti familiari e la ricerca scientifica.
Il suo parere è molto interessante su tutti gli aspetti, ma in modo particolare su due il cardinale raggiunge vette poco battute.
Il primo riguarda il riferimento alla scomunica prevista per chi abortisce, e per tutti quelli che sono coinvolti in una interruzione volontaria di gravidanza; e per chi fa ricerca sulle cellule staminali embrionali. La ragione della scomunica è comune: l’eliminazione di un embrione, che è sacro e inviolabile secondo il magistero. Se così fosse, sicuramente in l’Italia davvero in molti rischierebbero la scomunica; in molti sarebbero oggetto dell’ira divina (o clericale).
Il secondo punto riguarda l’affermazione del cardinale secondo cui la Chiesa vuole dialogare e persuadere con argomentazioni razionali. Una simile affermazione richiede del fegato, e un po’ di miopia. Accertata la premessa della buona fede dell’oratore: ma il cardinale è un uomo di Chiesa, pertanto la (buona) fede è data per assodata. Peccato che la contraddizione tra fede e razionalità sia insanabile; si potrebbe definire la fede come una credenza intrinsecamente irrazionale. Non è possibile dimostrare una credenza o una verità religiosa, e beato chi crede senza vedere, come fu redarguito Tommaso.
Sarebbe del tutto inutile, quindi, che la Chiesa facesse appello a verità derivate dalla fede per persuadere e dialogare. Beato chi crede senza bisogno della razionalità.

(E Polis, 30 giugno 2006)