domenica 14 maggio 2006

Sesso e amore alla prova dei mal di testa

“Caro, ho mal di testa” è una delle frasi che nessun uomo vorrebbe sentirsi dire. Ma che prima o poi, almeno una volta nella vita di coppia, si riceve come reazione ad una avance amorosa. Capita anche al gentil sesso di rimediare un rifiuto (“Cara, una riunione infinita oggi…”). Tuttavia è meno frequente; sembra che 2 volte su 3 sia lei a non avere voglia di fare l’amore. E il mal di testa dovrebbe celare quella mancanza di desiderio ben poco galante da confessare. Anche se è un gioco delle parti, si sa, perché entrambi sanno bene qual è la verità, ma preferiscono interpretare ognuno il proprio ruolo, testa dolente e premurosa pasticca. “Vado a prenderti un cachet, cara”.
Finché una donna non ha voglia di avere rapporti sessuali in periodi vicini al parto o durante l’allattamento, il disinteresse è ‘normale’. Ma se l’indifferenza sessuale si prolunga o non è imputabile ad un periodo specifico, c’è da preoccuparsi. Le spiegazioni degli esperti sono varie. Secondo alcuni la ragione principale è di origine fisica: questione di ormoni, che dai vent’anni in poi subiscono un inesorabile declino. Ma il desiderio sessuale diminuisce anche per colpa di altri acciacchi: colesterolo, diabete o ipertensione (“Caro, ho il colesterolo alto”, bisognerebbe dire allora per essere più precise. Ma forse il partner non capirebbe che il significato sottinteso è “non mi ti avvicinare di un altro centimetro”). Secondo altri esperti le ragioni sono più esistenziali che biologiche. Legami amorosi corrosi, tensioni represse, scelte difficili.
Quale che sia l’interpretazione, quale potrebbe essere il rimedio? A chi potrebbero chiedere aiuto le signore il cui ardore è sopito? Viene da sorridere a pensare che possa essere il medico di famiglia a indicare lo specialista, sia perché è indubbio di che specialista si tratti, sia perché esiste ancora molto pudore a parlare di sesso. Lo stesso pudore che circonda la contraccezione; o la sterilità, spesso scambiata per impotenza e vissuta come menomazione di cui vergognarsi. E allora? È inevitabile pensare al trito luogo comune che il matrimonio sia la bara del desiderio. Non è che i Pacs potrebbero sostenere più saldamente il desiderio di fare l’amore con il proprio amante? Se così fosse, sarà vita dura per gli amanti italiani. Perché le unioni di fatto sono maltrattate o ignorate da quanti dovrebbero dedicare attenzione ai diritti civili. Gli uomini politici, s’intende. E sono maltrattate, ma questo è comprensibile, anche dal Papa, che non perde occasione per manifestare il proprio sdegno (politico e giuridico, si badi, non confessionale). Certo invocare l’incremento del desiderio sessuale non sembra una buona strategia per convincere il Papa a perdonare i peccaminosi Pacs…

(E Polis, 14 maggio 2006)