mercoledì 10 maggio 2006

Quei pedofili mascherati da missionari

Una violenza è una violenza; chiunque sia a perpetrarla. Ma quando proviene da qualcuno di cui ci si dovrebbe fidare ha un sapore ancora più acre. Oltre al danno fisico e morale insinua una sfiducia profonda anche verso chi dice di volerti aiutare. Sbriciola la differenza, già così fragile, tra i buoni e i cattivi. Soprattutto agli occhi dei bambini, per i quali quella differenza è tanto importante.
L’organizzazione mondiale per la tutela dell’infanzia “Save the Children” ha denunciato abusi sessuali ai danni dei bambini accolti nei campi profughi della Liberia. Abusi compiuti da parte di operatori di organizzazioni umanitarie, di militari delle forze di pace, di insegnanti o di personale che lavora nei campi. Aguzzini mascherati da dispensatori di protezione e aiuto. Sesso in cambio di un po’ di cibo, o per un bicchiere d’acqua. Sesso barattato per un vestito stracciato, o anche soltanto per un giro in macchina. E, soprattutto, sesso procacciato da quanti in Liberia c’erano andati, così dicevano, per offrire il proprio sostegno ad una popolazione stremata da una atroce guerra civile, dalla fame e dalla miseria.
È facile mercanteggiare con un bambino in simili condizioni, è facile approfittarsi di chi vive in una condizione di debolezza e di sofferenza. È facile e osceno servirsi del proprio potere per ottenere favori sessuali. Il rapporto presentato da “Save the Children” è stato compilato sulla base di interviste a oltre trecento persone, la metà delle quali ancora risiede nei campi liberiani; le altre sono state interrogate dopo essere tornate a casa. Speriamo che gli aguzzini non siano solo rispediti a casa.

(E Polis, 10 maggio 2006)