sabato 6 maggio 2006

Paola Binetti non vuole i Pacs

Spesso ci si lamenta dell’incostanza dei politici, delle promesse mancate, della loro imprevedibilità – per usare un eufemismo. Invece Paola Binetti, neo senatrice della Margherita ed ex presidente di quel comitato ‘Scienza e Vita’ che caldeggiava l’astensionismo referendario sulla legge 40, dimostra una coerenza ammirevole. Nel programma dell’Unione non sono contemplati i Pacs, e i Pacs non si faranno, afferma varcando la soglia di Palazzo Madama. Perché i principi etici non sono negoziabili, secondo Binetti, e il suo intento è quello di garantire “una grande libertà”. Verrebbe da chiedere che cosa intenda Binetti per libertà. La possibilità legale di costruire alternative alla cosiddetta famiglia tradizionale non rientra, evidentemente, nel suo personale concetto di libertà e nei suoi principi etici: i Pacs non meritano di essere garantiti. Uno Stato laico e liberale, quale ancora si definisce l’Italia, non dovrebbe interessarsi di principi etici. Non dovrebbe imporli, soprattutto. Se già appare inaccettabile la categorica condanna verso i patti civili di solidarietà, ancora più inverosimile è l’abbozzo di una spiegazione da parte di Binetti. È un momento difficile, spiega; non bisogna alimentare fratture e discussioni all’interno della coalizione di centrosinistra. E domanda: perché ostinarsi su argomenti che dividono, perché insistere su simili capricci? “Questo tema non soltanto è sbagliato ed inutile ma anche politicamente inopportuno”. Ma la stessa domanda potrebbe essere rivolta a lei: cara Binetti, perché ostinarsi contro i Pacs? Perché non lasciare alle persone la libertà di scegliere?

(E Polis, 6 maggio 2006)