mercoledì 3 maggio 2006

Neanche la morte potrà mai separarli

Sono morti sabato scorso verso mezzanotte, in un incidente. Altri due nomi, Mauro e Simona, da aggiungere al lungo elenco delle vittime degli incidenti stradali. Un bollettino di guerra: trentotto morti soltanto nel fine settimana del 25 aprile. Cinquantaquattro in quello a ridosso del primo maggio, festa dei lavoratori. Una festa amara.
Mauro e Simona sono morti insieme, anche se a chilometri di distanza. Lui ha perso il controllo della motocicletta ed è finito contro un palo; è morto nel tragitto verso l’ospedale. Lei è uscita di strada in macchina; sbalzata fuori dall’abitacolo, è morta sul colpo. Dai documenti i soccorritori hanno capito che abitavano insieme, a pochi chilometri da Forlì. Erano fidanzati. Un destino crudele, e beffardo, hanno commentato in molti. E non c’è dubbio che morire a trent’anni sia un destino crudele; morire per un incidente forse evitabile. Causato dalla stanchezza, da una banale distrazione, dalla scarsa visibilità e dall’asfalto bagnato da una pioggia primaverile e insistente. Sono morti quasi nello stesso momento. In questo, forse, si potrebbe intravedere un barlume di consolazione. Ben poca cosa rispetto al dolore della morte. Ma almeno è stata risparmiata loro la sofferenza di sopravvivere all’amato.
Dice Sàndor Màrai che l’unico irrimediabile tradimento dell’amore è sopravvivere al proprio amato. Riuscire a cavarsela nonostante la perdita, non esserne annientati. E la più struggente delle storie mitologiche narra di due vecchi poveri che accolgono calorosamente due mendicanti che chiedono asilo. Filemone e Bauci aprono l’umile dimora agli accattoni, dividono con loro il pasto frugale e il poco vino posseduto con squisita ospitalità. Non ci vuole molto perché la vera identità dei mendicanti venga svelata: sono Zeus ed Ermes, venuti a vedere come vivono gli uomini. Con quegli stracci addosso le divinità hanno ricevuto solo scortesie finora. Per ripagare i due ospiti gentili trasformano la modesta capanna in un tempio dalle colonne marmoree e dal tetto d’oro, e domandano loro di esprimere qualunque desiderio. Sarà realizzato. Filemone e Bauci chiedono di non essere mai separati, nemmeno nella morte. Chiedono di morire insieme. Alla morte Filemone si trasforma in quercia, e Bauci in tiglio; i loro rami intrecciati indissolubilmente.

(E Polis, 3 maggio 2006)