venerdì 7 aprile 2006

Questa è l’era delle vesciche al biotech

Chi ha bisogno di ricevere un organo o un tessuto si imbatte in due inevitabili difficoltà: la disponibilità dell’organo o del tessuto e la compatibilità con il donatore. Le liste d’attesa, dovute allo scarto tra richiesta e offerta, e il rischio di rigetto, dovuto alle naturali difese del sistema immunitario, sono ostacoli tenaci. Una soluzione ci sarebbe: creare un organo compatibile.
Negli Stati Uniti a sette giovani pazienti è stata impiantata una vescica artificiale. Erano state prelevate loro cellule del tratto urinario con una biopsia. Lasciate moltiplicare in laboratorio, sono poi state inserite su un’impalcatura tridimensionale simile a una vescica umana.
L’intervento, descritto su The Lancet, è stato eseguito presso l’Istituto di medicina rigenerativa della Wake Forest University School of Medicine, nell’ambito di una ricerca avviata nel 1999 e condotta da Anthony Atala.
I malati, tra i 4 e i 19 anni, soffrivano per una bassa funzionalità della vescica, a causa di un difetto congenito. Finora l’unico rimedio sarebbe stato la ricostruzione della vescica con cellule intestinali. Ricostruzione che causa però molti effetti collaterali.
I ragazzi stanno bene, ha dichiarato Atala; la vescica biotech funziona e non ha causato alcun effetto collaterale.
La speranza è che si riesca a coltivare altri tessuti, in modo da poter sostituire quelli danneggiati, fino a ricreare organi complessi come il fegato o il cuore. Il team di Atala sta già lavorando alla coltivazione in laboratorio di altri 20 tipi di tessuto.
La speranza è anche che la percezione delle biotecnologie cambi, e che invece della paura provochi meraviglia e fiducia.

(E Polis, 7 aprile 2006)