domenica 9 aprile 2006

Quando l’embrione diventa persona?

Leon R. Kass insegna alla University of Chicago ed è stato presidente del Council on Bioethics dal 2001 al 2005. Intervistato da Gabriel Insausti per ‘Aceprensa’, ci parla di embrioni umani e di biomedicina. O meglio, Kass ci mette in guardia verso i pericoli della tecnologia biomedica e condanna la noncuranza moderna nei confronti degli embrioni. Come se servisse un’altra Cassandra, tra le tante cui la modernità ha regalato anche il dono di essere credute dalla massa. Il tono è quello adatto alle profezie infauste, e gli argomenti più o meno pure. La tecnologia biomedica ci sta disumanizzando, questo il cuore del monito kass(andr)iano. L’utilizzo delle cellule staminali embrionali produce due effetti secondo Kass: distrugge gli embrioni e corrompe la nostra natura. Come contorno, Kass specifica che gli embrioni sono esseri umani. Ma dimentica che questo non è che una asserzione banale e descrittiva: gli embrioni appartengono alla specie ‘homo sapiens’; nessuna persona ragionevole si oppone a tale verità. Il problema è: e allora? Essere un essere umano cosa implica? Per rendere esplicito quanto Kass dà per scontato, non implica che sia anche una persona. Il nesso cruciale si radica nella relazione tra essere umano e persona. Coincidenza? Diversità? È sufficiente appartenere alla specie umana per essere una persona?
Il consunto argomento sventolato da Kass è inservibile. “Anche io sono stato un embrione e se mi avessero usato per la sperimentazione non starei qui a sostenere questa conversazione”. Vero; ma ciò non dimostra affatto che l’embrione-Kass era una persona. Soltanto che se non fosse qui oggi a parlare, non sarebbe qui a parlare. E non ci sarebbe oggi la persona Kass. Quando Kass ha cominciato ad essere persona? Secondo Kass (e secondo molti altri) dal concepimento, però non ci fornisce alcuna ragione intelligibile.
Se mia nonna non avesse girato a destra sul corso del paese, non avrebbe incontrato mio nonno, e non sarebbe nata mia madre, e non io starei qui a scrivere. Un po’ come “Ritorno al Futuro”, scomparirei risucchiata dalle innumerevoli altre possibilità (mia nonna girava a sinistra, mio nonno era omosessuale, mia madre partiva per il Canada, etc.). Tutto questo, però, non dimostra che io ero una persona nel fatidico momento dell’incontro tra i miei nonni, non più di quanto lo fossi al momento del mio concepimento, né qualche settimana più tardi, quando ero embrione.
Ci servirebbero delle ragioni per considerare l’embrione una persona a partire dal concepimento. E ci servirebbero previsioni fondate razionalmente, piuttosto che profezie fondate su vacillanti premesse. Kass non ci offre né ragioni, né previsioni.

(E Polis, 9 aprile 2006)