venerdì 21 aprile 2006

Come è bello insegnare religione…

Tempi duri per i professori, alle prese non solo con gli alunni indisciplinati, ma con il precariato e la burocrazia delle graduatorie. Con l’unica eccezione di quanti insegnano religione. È in arrivo un’altra ondata di assunzioni per i curatori di anime fanciullesche e adolescenziali: tremilasettantasette, per l’esattezza. Si insedieranno con ogni probabilità a partire dal prossimo anno scolastico.
Tremila reclutati che si aggiungono agli oltre dodicimila assunti di recente. Questi professori sono pagati dallo Stato italiano, per una cifra approssimativa di 350 milioni di euro all’anno. A condizione che godano della benedizione da parte dell’autorità ecclesiastica, come indicato dal Protocollo addizionale dell’accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede. Accordo che è stato stipulato nel 1984 a modifica del Concordato del 1929 (quello tra Mussolini e il cardinale Gasparri). Per fare un esempio, una ragazza madre non è considerata ‘idonea’ ad insegnare.
La cuccagna non è finita qui: il concorso per diventare di ruolo era destinato a quanti avessero insegnato per almeno quattro anni in una scuola pubblica o paritaria, insegnamento affidato dal vescovo della diocesi di appartenenza della scuola. In molti casi gli aspiranti insegnanti superavano di poco il numero di cattedre a disposizione. Addirittura in alcuni casi i posti a disposizione superavano i concorrenti. Miraggio di ogni candidato errante: la certezza di allungare i piedi sulla scrivania, a patto di essere in grado di dimostrare un contegno probo. Forse è proprio vero che la religione aiuta a vivere meglio!

(E Polis, 21 aprile 2006)