sabato 4 marzo 2006

Prevenire il genocidio dei teologi

Dove non osa nemmeno il papa, arriva Jean-Marie Le Mené, membro della Pontificia accademia della vita e giurista francese. Il tema è: la difesa dell’embrione. Secondo Le Mené “votare a favore di un candidato le cui convinzioni non sono rispettose dell’embrione costituisce una complicità con l’omicidio di quest’embrione, e quindi una grave mancanza di carità”. L’omicidio di un embrione sembra proprio un ossimoro. Le Mené non si ferma alla paradossale accusa, ma prosegue insistendo sul “dovere di proteggere per legge l’embrione nella fase preimpianto”, ovvero prima del suo annidamento nell’utero materno, creando nelle diocesi una “struttura strategica specializzata nel rispetto della vita […] composta di esperti convinti dell’umanità e della personalità dell’embrione”. Lo scopo è quello di diffondere “una resistenza attiva al genocidio programmato dell’embrione nella fase del preimpianto”. Anche il genocidio degli embrioni sembra un ossimoro. E invece parlare di omicidio e genocidio è l’inevitabile e assurda conseguenza dell’equiparazione tra embrioni e persone. Processo avviato dalla legge sulla procreazione assistita.
Sulla posizione di Le Mené rimangono inevase numerose e inquietanti domande: perché non c’è stata una reazione abbastanza vigorosa da parte dei politici che non considerano l’embrione alla pari di una persona (secondo Le Mené, dei politici che non rispettano l’embrione)? Esiste ancora qualcuno che non equipara gli embrioni alle persone e che si scandalizza a sentir parlare di genocidio di embrioni (dal dizionario di Tullio De Mauro, ‘genocidio’: distruzione sistematica di un intero gruppo etnico, razziale o religioso)? O questo è il silenzio preelettorale sulle questioni più spinose?

(E Polis, 4 marzo 2006)