martedì 21 marzo 2006

Nazismo e dolce morte o capra e cavoli?

La polemica infuria ormai da giorni a proposito del paragone (infelice) tra la legislazione olandese che permette il ricorso all’eutanasia, anche a quella pediatrica, e le leggi razziali.
Secondo il nostro ministro Carlo Giovanardi le idee di Hitler sono risorte, dimostrazione ne è la tolleranza olandese verso l’eutanasia e “il dibattito su come si possono uccidere i bambini affetti da patologie” (sic). Si è parlato di carattere totalitario della legislazione olandese. Il punto è proprio questo, al di là della eterogeneità dei termini di paragone (Terzo Reich, Mengele, nazismo e così via: il senso non cambia). Esiste una differenza profonda tra le leggi razziali e le leggi olandesi sull’eutanasia. Le leggi razziali violavano la libertà individuale, offendevano le persone e in nome di una idea astratta sacrificavano vite umane. Una legge che permette di ricorrere all’eutanasia, al contrario, è una possibilità di scelta offerta alle persone. Nessuno imporrebbe la dolce morte a disabili, malati di mente o insufficienti mentali. Legalizzare l’eutanasia significa che una persona malata in modo grave e irreversibile, che soffre atroci dolori e che non sopporta più di protrarre questa agonia, può decidere di morire. Nel caso dei bambini, è bene ricordare che si tratta di bambini affetti da gravissime patologie, che spesso hanno la percezione della propria esistenza solo in termini di sofferenza. Soltanto in simili condizioni (e con regole severe) i medici e i genitori possono prendere in considerazione la sospensione di una vita irrimediabilmente condannata.

(E Polis, 21 marzo 2006)