martedì 14 febbraio 2006

Storace mette in guardia sull’aviaria

L’incubo dell’aviaria è sbarcato sulle coste italiane. Non è sicuro che il virus H5N1 possa trasmettersi da uomo a uomo causando una pandemia. Fare una stima delle possibili vittime è al momento molto avventato. Sicuramente la possibilità del contagio fa paura, ed evoca fantasmi presenti e passati, come la tristemente famosa Spagnola. L’emergenza non è soltanto scientifica, e le autorità sanitarie devono considerare anche le possibili reazioni dell’opinione pubblica. L’equilibrio tra la necessità di informare i cittadini del pericolo e l’accortezza di non scatenare il panico è fragile. O il pericolo di incappare nel pericolo speculare: l’indifferenza, come succede quando arriva davvero il lupo dopo aver gridato ripetutamente “al lupo, al lupo” in sua assenza. E ancora, l’urgenza di segnalare i casi sospetti potrebbe essere compromessa dalla tentazione da parte degli allevatori di tacerli per paura dei danni economici.
“Tutto si deve fare tranne che essere ansiosi”, rassicura il ministro della Salute Francesco Storace. Ma è proprio come dire alla propria moglie irritata “cara, stai calma!”. L’effetto che si ottiene è, spesso, il contrario di quanto desiderato.
Storace prosegue nel suo intento distensivo sottolineando che dobbiamo distinguere tra preoccupazione e pericolo. A parte richiamare la distinzione platonica tra coraggio e temerarietà di liceale memoria, questa distinzione che dovrebbe chiarire le ragioni per le quali non bisognerebbe sentirsi in pericolo (ma di preoccuparsi sì) solleva dilemmi ermeneutici senza raggiungere, ancora una volta, l’effetto tranquillizzante. Ci si preoccupa per un pericolo, per quanto non attuale, ed è giusto preoccuparsene. L’importante è valutare il rischio e non essere impreparati (ma nemmeno stremati dal terrore).
E per quanti abitano in città, c’è un motivo in più di stare tranquilli: “i piccoli uccelli e quelli che stanziano in ambiente urbano non rappresenterebbero comunque un rischio e non sono portatori della malattia”, asserisce Storace in visita in Sicilia. Non deve esserne tanto sicuro nemmeno lui, però, perché subito dopo precisa: “naturalmente se si dovessero trovare morti anche dei gabbiani nelle città, è opportuno comunque avvertire subito le Asl e non toccare gli animali morti”. Naturalmente.
È a disposizione un numero verde, il 1500, per rispondere alle domande dei cittadini e offrire, forse, quel conforto che le dichiarazioni del ministro non hanno generato. Storace ha dichiarato che per rassicurare i cittadini l’orario è stato prolungato fino alle 20. Ma il disco registrato lo smentisce, ribadendo che il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 17.00.
Che facciamo, ci crediamo oppure no alle altre dichiarazioni del nostro ministro della Salute?

(E Polis, 14 febbraio 2006)